
15.06.2026
Donne e Design:
dal margine al centro del progetto
La storia del design, dell’architettura e dell’interior design è stata a lungo raccontata attraverso grandi nomi maschili, movimenti avanguardistici e scuole che hanno definito il modo di abitare il Novecento. Eppure, dietro molte delle innovazioni che oggi consideriamo fondamentali, si celano figure femminili che hanno contribuito in modo determinante a trasformare il progetto contemporaneo.
Per gran parte del XX secolo, il mondo del design è stato un territorio difficile da conquistare per le donne. L’accesso alla formazione specialistica, agli studi professionali e alle opportunità di carriera era spesso limitato da convenzioni sociali e culturali che relegavano il loro ruolo a discipline considerate “minori”, come il tessile, l’arredamento domestico o le arti decorative.
Eppure, proprio da questi ambiti apparentemente marginali è nata una vera rivoluzione progettuale. Molte designer hanno saputo trasformare gli spazi della quotidianità in laboratori di innovazione, introducendo nuovi modi di concepire la relazione tra persone, oggetti e ambienti. Con sensibilità, determinazione e una visione spesso in anticipo sui tempi, hanno ampliato il significato stesso del design, portando al centro temi come il comfort, la qualità dell’abitare e l’esperienza umana.
Molte di loro hanno lavorato nell’ombra di colleghi, partner o maestri più celebri, vedendo il proprio contributo minimizzato o attribuito ad altri. Solo negli ultimi decenni la storia del progetto ha iniziato a restituire loro il riconoscimento meritato, riscrivendo una narrazione che per troppo tempo era rimasta incompleta.
Ripercorrere il contributo delle donne nel design significa quindi non solo rendere omaggio a straordinarie protagoniste della cultura progettuale, ma anche comprendere come il loro sguardo abbia contribuito a plasmare il nostro modo di vivere, abitare e immaginare gli spazi contemporanei
Eileen Gray (1878 - 1976)
Tra le figure più affascinanti del primo Novecento spicca Eileen Gray, designer e architetta irlandese che anticipò molte delle idee del modernismo. In un periodo in cui il design era dominato da una visione spesso rigida e funzionalista, Gray introdusse un approccio più umano e sensibile agli spazi domestici.
La sua celebre villa E-1027, realizzata sulla Costa Azzurra negli anni Venti, rappresenta ancora oggi un manifesto di eleganza, comfort e innovazione. Curiosamente, per molti anni il suo lavoro fu oscurato dalla fama di Le Corbusier, che frequentò la casa e vi realizzò alcuni murales senza il consenso dell’autrice. Solo decenni dopo il valore della sua opera venne pienamente riconosciuto.


Charlotte Perriand (1903- 1999)
Anche Charlotte Perriand dovette affrontare pregiudizi significativi. Quando si presentò nello studio di Le Corbusier in cerca di lavoro, si sentì rispondere: “Qui non ricamiamo cuscini”. Pochi mesi dopo, tuttavia, il suo talento risultò così evidente da portarla a diventare una delle collaboratrici più importanti del maestro svizzero.
Perriand contribuì alla progettazione di alcuni degli arredi più iconici del design moderno e sviluppò una visione innovativa dell’abitare, basata sul rapporto tra funzionalità, libertà e qualità della vita.
Fu co-autrice di arredi iconici come la Chaise Longue LC4 e progettista autonoma di interni rivoluzionari per estetica e funzionalità. Le sue idee erano radicali: credeva in un design al servizio della collettività, accessibile e democratico. A differenza del rigore teorico maschile dell’epoca, il suo modernismo era fluido, sensibile, vicino alla vita reale.


Ray Eames (1912- 1988)
Molti oggetti diventati simboli del design del Novecento portano anche la firma di donne il cui contributo è stato a lungo sottovalutato.
È il caso di Ray Eames, protagonista insieme al marito Charles Eames di una delle collaborazioni creative più influenti della storia del design. Per molti anni il grande pubblico ha associato il successo dello studio principalmente alla figura maschile, mentre oggi gli storici riconoscono come Ray fosse una forza creativa essenziale nella definizione dell’estetica, della comunicazione e della ricerca progettuale del celebre duo.
Le loro sedute, i film, le installazioni e gli allestimenti hanno contribuito a ridefinire il concetto di design come esperienza globale, capace di unire arte, tecnologia e vita quotidiana.
Questa capacità di superare i confini disciplinari è una caratteristica che ritroviamo in molte progettiste della stessa epoca, protagoniste di un approccio più aperto e multidimensionale al progetto.


Lina Bo Bardi (1914 - 1992)
Italiana di nascita, brasiliana per scelta, Lina Bo Bardi ha saputo fondere architettura e antropologia in una visione unica del progetto. Il suo MASP (Museu de Arte de São Paulo) o la Casa de Vidro non sono solo opere architettoniche, ma dichiarazioni ideologiche: l’arte deve essere accessibile, l’architettura deve servire il popolo. Ha portato nel design una dimensione etica e sociale che ancora oggi ispira generazioni di progettisti.


Cini Boeri (1924 - 2020)
Tra le protagoniste indiscusse del design italiano, Cini Boeri ha saputo unire forma, funzione e umanità come pochi. Architetta e designer, ha lavorato con Gio Ponti e Marco Zanuso, ma ha sempre mantenuto uno sguardo autonomo e fortemente innovativo. I suoi progetti – come il celebre divano “Bobo” o il “Ghost”, la poltrona trasparente realizzata in un solo pezzo di vetro curvato – dimostrano come il comfort, la modularità e la sostenibilità potessero convivere con l’eleganza e la sperimentazione.
Boeri progettava per le persone, con attenzione quasi materna al vissuto quotidiano, all’inclusività, alla possibilità di abitare lo spazio con libertà. Il suo design è ancora oggi tra i più amati e rilevanti.


Gae Aulenti (1927 -2012)
Nel panorama italiano, Gae Aulenti ha rappresentato una figura dirompente. Architetto, scenografa, designer, ha affrontato con determinazione un mondo professionale profondamente maschile. Il suo restauro del Musée d'Orsay a Parigi è oggi un capolavoro riconosciuto a livello mondiale. Il suo lavoro sfidava le convenzioni e ridefiniva gli spazi pubblici con un approccio colto, teatrale, e profondamente umanistico.
La sua capacità di interpretare gli spazi attraverso una visione colta e contemporanea le ha permesso di firmare progetti di rilievo internazionale. Nel design di prodotto, la lampada Pipistrello è diventata una vera icona. Disegnata nel 1965, continua ancora oggi a essere uno degli oggetti più riconoscibili e amati del design italiano, dimostrando come le opere migliori riescano a superare il tempo e le mode.


Nanda Vigo (1936 -2020)
Poliedrica, visionaria, interdisciplinare: Nanda Vigo è stata una figura chiave tra arte, architettura e design. Collaborò con artisti come Lucio Fontana e Piero Manzoni, esplorando territori inediti con installazioni immersive e opere luminose. La sua idea di design non era semplicemente funzionale, ma sensoriale, quasi metafisica.
Il suo pezzo più iconico, “Cronotopo”, fonde luce, tempo e spazio in un’esperienza percettiva che anticipa molti temi del design contemporaneo. Per Vigo, la luce era materia progettuale, un mezzo per superare le barriere tra oggetto e ambiente.


Zaha Hadid (1959 -2016)
Se esiste una figura capace di incarnare la determinazione femminile nel mondo dell’architettura contemporanea, questa è senza dubbio Zaha Hadid.
Nata a Baghdad e formatasi a Londra, Hadid ha rivoluzionato il linguaggio architettonico attraverso edifici fluidi, dinamici e visionari. Per anni i suoi progetti furono considerati troppo audaci per essere costruiti e molti critici ritenevano impossibile trasformare quelle forme in realtà.
La sua perseveranza cambiò il corso della storia. Nel 2004 divenne la prima donna a ricevere il Premio Pritzker, il più prestigioso riconoscimento internazionale nel campo dell’architettura.
Zaha Hadid è passata alla storia come “la regina della curva”, l’architetta che ha reinventato l’idea stessa di forma fluida e dinamica. Ma oltre alla sua monumentale opera architettonica, Hadid ha realizzato anche progetti di design che rispecchiano la sua visione avveniristica. Sedie, tavoli, lampade, persino scarpe e borse: ogni oggetto porta con sé quella forza scultorea e liquida che sfida la simmetria, il peso e la staticità.
Collaborazioni con marchi come Sawaya & Moroni, Cassina, B&B Italia, Lalique, dimostrano quanto il suo pensiero architettonico potesse declinarsi anche nell’intimità dell’oggetto, mantenendo potenza e visione. Le sue opere dimostrano come il progetto possa sfidare i limiti tecnici e culturali, trasformando l’architettura in un’esperienza emozionale oltre che funzionale.


Patricia Urquiola (1961 - in vita )
Tra le protagoniste contemporanee, Patricia Urquiola rappresenta una delle figure più influenti del panorama internazionale.
Architetta e designer di origine spagnola, ha costruito una carriera caratterizzata da una costante ricerca sui materiali, sui processi produttivi e sulle nuove forme dell’abitare.
I suoi progetti si distinguono per la capacità di combinare innovazione tecnologica e calore umano, creando oggetti e ambienti che invitano all’interazione e al benessere.
Urquiola ha spesso dichiarato che il design deve essere capace di generare relazioni. Una visione che riflette una crescente attenzione verso l’esperienza delle persone e che rappresenta una delle tendenze più interessanti del design contemporaneo.


Parlare di “design femminile” può risultare riduttivo, poiché ogni progettista sviluppa una propria identità e un proprio linguaggio. Tuttavia, osservando il lavoro di molte designer e architette emerge una sensibilità comune verso alcuni aspetti fondamentali del progetto. L’attenzione alla dimensione umana, al comfort, all’esperienza sensoriale e alle relazioni tra le persone rappresenta spesso un elemento distintivo. Molte professioniste hanno contribuito a spostare il focus dalla semplice estetica dell’oggetto alla qualità complessiva dell’esperienza abitativa. Non si tratta soltanto di progettare ambienti belli, ma di creare luoghi capaci di accogliere, favorire il benessere e migliorare la vita quotidiana. In questa prospettiva, estetica e funzionalità non sono elementi contrapposti, ma componenti complementari di una visione più ampia e inclusiva.​
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Negli ultimi decenni il settore del design ha compiuto importanti passi avanti verso una maggiore inclusività.
Le donne ricoprono oggi ruoli di primo piano negli studi internazionali, nelle aziende di arredamento, nelle università e nelle istituzioni culturali. Sempre più professioniste guidano progetti complessi, dirigono brand globali e contribuiscono a orientare le trasformazioni del settore.
Questo cambiamento non riguarda soltanto la rappresentanza femminile, ma ha effetti concreti sul modo di progettare.
Temi come accessibilità, sostenibilità, benessere, diversità culturale e inclusione sociale sono diventati centrali nella cultura del progetto contemporanea. La presenza di punti di vista differenti permette infatti di interpretare meglio le esigenze di una società sempre più complessa e articolata.
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Nonostante i progressi, il percorso verso una piena parità è ancora in evoluzione.
In molti contesti professionali persistono differenze salariali, squilibri nei ruoli dirigenziali e una minore visibilità mediatica rispetto ai colleghi uomini. Allo stesso tempo, le nuove generazioni stanno contribuendo a ridefinire le regole del settore.
Designer, architette e creative emergenti affrontano temi che vanno oltre la progettazione tradizionale: economia circolare, rigenerazione urbana, innovazione sociale, tecnologia e sostenibilità ambientale.
La loro visione dimostra come il design non sia soltanto una disciplina estetica, ma uno strumento capace di generare cambiamento culturale e migliorare la qualità della vita delle persone.
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La storia del design insegna che l’innovazione nasce dall’incontro tra prospettive differenti. Le donne che hanno segnato il mondo del progetto non hanno semplicemente conquistato uno spazio professionale: hanno introdotto nuovi modi di osservare, interpretare e trasformare la realtà.
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Da Eileen Gray a Charlotte Perriand, da Ray Eames a Gae Aulenti, da Zaha Hadid a Patricia Urquiola, ogni protagonista ha contribuito ad ampliare il significato stesso del design, dimostrando che creatività, sensibilità e visione non appartengono a un genere, ma alla capacità di immaginare il futuro.
Oggi più che mai, il valore della diversità rappresenta una risorsa fondamentale per affrontare le sfide dell’abitare contemporaneo. Perché gli spazi che progettiamo riflettono la società che vogliamo costruire: una società aperta, inclusiva e capace di accogliere punti di vista differenti.
Le donne hanno avuto un ruolo decisivo nel disegnare il mondo in cui viviamo. E continueranno a essere protagoniste nella definizione degli spazi, degli oggetti e delle esperienze che accompagneranno il nostro futuro.